Regime Agevolato 2026

Regime Forfettario 2026

Guida completa e aggiornata: requisiti di accesso, aliquote al 5% e 15%, coefficienti di redditività, cause di esclusione, contributi INPS e tutte le regole per aprire o mantenere la partita IVA a regime forfettario.

85k€
Limite fatturato
5%
Flat tax start-up
15%
Imposta ordinaria
0%
IVA & IRAP

Il regime forfettario è il regime fiscale agevolato introdotto dalla Legge 190/2014 e successivamente modificato con la Legge di Bilancio 2023, pensato per le persone fisiche che esercitano attività d’impresa, arti o professioni con ricavi o compensi entro determinati limiti. Nel 2026 le regole restano sostanzialmente invariate rispetto al 2025, confermando il limite di 85.000 euro di fatturato e le aliquote agevolate al 5% e al 15%.

Chi aderisce al forfettario beneficia di una tassazione sensibilmente ridotta rispetto al regime ordinario, con un’imposta sostitutiva unica che sostituisce IRPEF, addizionali regionali e comunali, IRAP e IVA. Il reddito imponibile non viene calcolato sui costi effettivamente sostenuti, ma applicando un coefficiente di redditività percentuale legato al codice ATECO dell’attività svolta.

In questa guida analizziamo nel dettaglio ogni aspetto del regime forfettario 2026: requisiti di accesso, cause di esclusione, modalità di calcolo delle imposte, contributi previdenziali, obblighi di fatturazione e le regole sulla fuoriuscita dal regime.

I punti di forza

Vantaggi del regime forfettario

Imposta sostitutiva ridotta

Un’unica imposta al 15% (o 5% per i primi 5 anni di nuova attività) che sostituisce IRPEF, addizionali regionali e comunali. Una pressione fiscale nettamente inferiore rispetto al regime ordinario.

Esenzione IVA e IRAP

Non applichi l’IVA sulle fatture emesse, non versi l’IRAP e non sei soggetto alle liquidazioni IVA periodiche (mensili o trimestrali). Le fatture risultano più competitive per i clienti privati.

Adempimenti semplificati

Nessun obbligo di tenuta del libro giornale, dei registri IVA o dei registri contabili. Nessun obbligo ISA (ex studi di settore). L’unico obbligo è la conservazione delle fatture emesse e ricevute e la presentazione della dichiarazione dei redditi annuale.

Nessuna ritenuta d’acconto

Non subisci ritenute d’acconto sulle fatture emesse e non sei tenuto ad operare ritenute sui compensi corrisposti a terzi. Significa incassare il lordo in fattura e pagare le tasse solo in sede di dichiarazione.

Possibilità di avere dipendenti

Puoi assumere collaboratori e dipendenti, purché il costo complessivo lordo del personale non superi i 20.000 euro annui. Include dipendenti a tempo determinato e indeterminato, co.co.co. e lavoro accessorio.

Riduzione contributi INPS

Gli iscritti alla Gestione Artigiani e Commercianti possono richiedere una riduzione contributiva del 35% rispetto all’aliquota ordinaria, con un risparmio significativo sui contributi fissi e percentuali.

Aspetti da considerare

Il regime forfettario presenta anche alcuni limiti che è importante conoscere prima di aderire, per valutare se sia effettivamente il regime più conveniente per la propria situazione.

  • Nessuna deduzione dei costi effettivi: non puoi detrarre le spese realmente sostenute per l’attività (affitto, attrezzature, materiali). Il reddito viene determinato applicando il coefficiente di redditività, indipendentemente dai costi reali.
  • Nessuna detrazione IRPEF: non puoi portare in detrazione le spese personali (sanitarie, interessi mutuo, ristrutturazione, figli a carico), salvo che tu abbia anche altri redditi soggetti a IRPEF ordinaria.
  • IVA non detraibile sugli acquisti: se acquisti beni o servizi con IVA, non puoi detrarla. Questo può essere svantaggioso per attività con costi di approvvigionamento elevati.
  • Limite sui dipendenti: il tetto massimo di 20.000 euro per le spese di personale può risultare restrittivo per chi ha necessità di collaboratori.
  • Non conveniente per tutti: se i costi effettivi della tua attività superano la percentuale forfettaria (es. commercio con margini bassi), il regime ordinario potrebbe risultare più vantaggioso.

Il nostro consiglio

Prima di aderire al forfettario, è fondamentale effettuare una simulazione comparativa tra regime forfettario e ordinario, tenendo conto dei costi effettivi, delle detrazioni personali e della tipologia di clientela. Il nostro studio offre questo servizio gratuitamente in fase di preventivo.

Requisiti di accesso 2026

Per accedere e permanere nel regime forfettario nel 2026, è necessario soddisfare contemporaneamente tutti i seguenti requisiti:

  • Essere persona fisica: il regime è riservato esclusivamente a persone fisiche che esercitano attività d’impresa, arti o professioni (anche in forma di impresa familiare). Sono escluse società di persone, di capitali e associazioni professionali.
  • Ricavi o compensi entro 85.000 euro: nell’anno precedente non devi aver superato la soglia di 85.000 euro di ricavi o compensi (ragguagliati ad anno se l’attività è iniziata in corso d’anno). Si applica il principio di cassa: rileva quanto effettivamente incassato.
  • Spese per personale entro 20.000 euro: il costo complessivo lordo annuo per dipendenti, collaboratori e lavoro accessorio non deve superare i 20.000 euro.
  • Redditi da lavoro dipendente o pensione entro 35.000 euro: se percepisci anche redditi da lavoro dipendente o pensione, questi non devono aver superato 35.000 euro lordi nell’anno precedente (soglia confermata dalla Legge di Bilancio 2025, in vigore anche nel 2026).
  • Residenza fiscale in Italia: devi essere residente fiscalmente in Italia, oppure in uno Stato UE/SEE con almeno il 75% del reddito complessivo prodotto in Italia.

Attenzione al ragguaglio ad anno

Se apri la partita IVA in corso d’anno, il limite di 85.000 euro viene ridotto proporzionalmente ai giorni di attività. Ad esempio, se apri il 1° luglio, il limite per quell’anno sarà di circa 42.500 euro (85.000 × 184/365). Questo è un aspetto spesso sottovalutato che può causare la fuoriuscita dal regime.

I 5 requisiti per accedere al regime forfettario 2026

Cause di esclusione

Non possono accedere o permanere nel regime forfettario i soggetti che rientrano in una delle seguenti casistiche:

  • Regimi speciali IVA: chi si avvale di regimi speciali ai fini IVA (es. agricoltura, editoria, agenzie di viaggio, agriturismo, vendita sali e tabacchi, commercio di fiammiferi, rivendita beni usati)
  • Partecipazioni in società: chi detiene partecipazioni in società di persone (SNC, SAS, SS) o in associazioni professionali, oppure partecipazioni di controllo (diretto o indiretto) in SRL o associazioni che svolgono attività economiche riconducibili a quella del contribuente
  • Attività verso ex datori di lavoro: chi svolge in prevalenza la propria attività nei confronti di datori di lavoro (o soggetti a essi riconducibili) con cui ha avuto rapporti di lavoro nei due anni precedenti l’apertura della partita IVA
  • Cessione esclusiva di immobili o mezzi di trasporto nuovi: chi effettua operazioni di cessione esclusiva di fabbricati, terreni edificabili o mezzi di trasporto nuovi verso soggetti UE
  • Non residenti: chi non risiede in Italia, salvo i residenti in uno Stato UE/SEE che producano almeno il 75% del reddito complessivo nel territorio italiano

Coefficienti di redditività per codice ATECO

Il reddito imponibile dei forfettari non si determina sottraendo i costi effettivi dal fatturato, ma applicando un coefficiente di redditività prestabilito in base al settore economico (codice ATECO) dell’attività svolta. Questo coefficiente rappresenta la percentuale di fatturato che viene considerata reddito ai fini fiscali.

Settore di attività Codici ATECO Coefficiente
Industrie alimentari e delle bevande 10 – 11 40%
Commercio all’ingrosso e al dettaglio 45 – 47 40%
Commercio ambulante di prodotti alimentari 47.81 40%
Commercio ambulante di altri prodotti 47.82 – 47.89 54%
Costruzioni e attività immobiliari 41 – 43, 68 86%
Intermediari del commercio 46.1 62%
Alloggio e ristorazione 55 – 56 40%
Attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, istruzione, servizi finanziari e assicurativi 64 – 66, 69 – 75, 85, 86 – 88 78%
Altre attività economiche Tutti gli altri codici 67%

Nuova classificazione ATECO 2025

Dal 1° aprile 2025 è in vigore la nuova classificazione ATECO 2025. Il Governo ha previsto con il D.L. 81/2025 l’adozione di una nuova tabella di coefficienti di redditività compatibile con i nuovi codici. In attesa della pubblicazione della tabella aggiornata, restano in vigore i coefficienti sopra riportati.

Come si calcolano reddito e imposte

Il calcolo del reddito e delle imposte nel regime forfettario segue una formula semplice e prevedibile. Ecco i passaggi:

La formula

Reddito imponibile = Fatturato incassato × Coefficiente di redditività − Contributi previdenziali versati

Imposta sostitutiva = Reddito imponibile × Aliquota (5% o 15%)

I contributi previdenziali obbligatori (INPS) sono l’unica voce deducibile dal reddito forfettario. Non sono ammesse altre deduzioni o detrazioni.

Esempio pratico: professionista con flat tax 5%

Consulente informatico — Codice ATECO 62.01 (coeff. 78%)

Fatturato annuo incassato€ 45.000
Coefficiente di redditività (78%)€ 35.100
Contributi INPS Gestione Separata versati− € 8.896
Reddito imponibile netto€ 26.204
Imposta sostitutiva al 5% (start-up)€ 1.310

Esempio pratico: artigiano con aliquota 15%

Elettricista — Codice ATECO 43.21 (coeff. 86%)

Fatturato annuo incassato€ 60.000
Coefficiente di redditività (86%)€ 51.600
Contributi INPS Artigiani versati (ridotti 35%)− € 9.100
Reddito imponibile netto€ 42.500
Imposta sostitutiva al 15%€ 6.375

Prova il nostro simulatore

Vuoi calcolare quanto pagheresti con il regime forfettario? Usa il nostro simulatore tasse forfettario per ottenere una stima personalizzata in base al tuo codice ATECO e al tuo fatturato.

Formula di calcolo delle tasse nel regime forfettario con esempio pratico

Contributi previdenziali INPS

Oltre all’imposta sostitutiva, i forfettari sono tenuti a versare i contributi previdenziali INPS, che variano in base alla tipologia di attività:

Gestione Artigiani e Commercianti

Chi svolge attività d’impresa (artigiani, commercianti, imprese) versa i contributi alla Gestione INPS di competenza. Il contributo è composto da una parte fissa (dovuta indipendentemente dal reddito) e una parte percentuale calcolata sul reddito eccedente il minimale.

  • Contributi fissi: circa 4.500 euro annui (importo aggiornato annualmente dall’INPS), versati in 4 rate trimestrali
  • Contributi percentuali: aliquota di circa il 24% sul reddito eccedente il minimale (circa 18.400 euro nel 2026)
  • Riduzione 35%: i forfettari iscritti a queste gestioni possono richiedere la riduzione del 35% sia sui contributi fissi che su quelli percentuali, presentando apposita domanda telematica entro il 28 febbraio di ogni anno

Gestione Separata INPS

I professionisti senza cassa previdenziale propria versano i contributi alla Gestione Separata INPS. Non esiste un contributo fisso: si paga esclusivamente in proporzione al reddito prodotto.

  • Aliquota 2026: 26,07% sul reddito imponibile (per professionisti non iscritti ad altre gestioni)
  • Nessuna riduzione 35%: la riduzione contributiva non è disponibile per gli iscritti alla Gestione Separata
  • Rivalsa 4%: i professionisti possono addebitare in fattura una rivalsa INPS del 4% al cliente, che concorre al fatturato ai fini del limite degli 85.000 euro

Casse professionali

I professionisti iscritti a un ordine con cassa propria (avvocati, ingegneri, architetti, medici, ecc.) versano i contributi alla rispettiva cassa previdenziale. Ogni cassa ha regole e aliquote proprie.

Flat tax al 5%: i requisiti per le nuove attività

L’aliquota agevolata del 5% è riservata ai contribuenti che avviano una nuova attività e si applica per i primi 5 anni di esercizio. Per beneficiarne, è necessario soddisfare tutte le seguenti condizioni:

  • Nuova attività: il contribuente non deve aver esercitato, nei tre anni precedenti, attività artistica, professionale o d’impresa (né in forma associata né familiare)
  • Non prosecuzione: l’attività intrapresa non deve costituire mera prosecuzione di attività precedentemente svolta come lavoratore dipendente o autonomo (salvo il normale periodo di praticantato obbligatorio)
  • Precedente attività entro i limiti: se si prosegue un’attività già esercitata da altro soggetto, i ricavi dell’anno precedente non devono superare gli 85.000 euro

Errore comune

Molti pensano che aprendo una nuova partita IVA si abbia automaticamente diritto al 5%. Non è così: se hai già svolto la stessa attività (o una analoga) nei tre anni precedenti, anche come dipendente, l’Agenzia delle Entrate può contestare l’applicazione dell’aliquota ridotta e richiedere il pagamento della differenza con sanzioni e interessi.

Fatturazione elettronica e obblighi

Dal 1° gennaio 2024, tutti i contribuenti in regime forfettario sono obbligati alla fatturazione elettronica tramite il Sistema di Interscambio (SDI), indipendentemente dal volume di fatturato. L’obbligo, introdotto gradualmente dal 2022, è ora pienamente operativo.

Cosa deve contenere la fattura forfettaria

  • Nessuna IVA: in fattura non va esposta l’IVA. Si indica la natura dell’operazione come “non soggetta”
  • Dicitura obbligatoria: va riportata la dicitura “Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1, commi 54-89, L. 190/2014”
  • Nessuna ritenuta d’acconto: va indicato che il compenso non è soggetto a ritenuta d’acconto
  • Marca da bollo: per importi superiori a 77,47 euro è obbligatoria la marca da bollo da 2 euro (applicabile virtualmente tramite il portale dell’Agenzia delle Entrate)

Novità 2025: fattura semplificata senza limiti

Dal 1° gennaio 2025, i titolari di partita IVA in regime forfettario possono emettere fatture in modalità semplificata anche per operazioni di valore superiore ai 400 euro, eliminando il precedente limite. La fattura semplificata richiede meno dati obbligatori ed è particolarmente utile per le operazioni ricorrenti.

Fuoriuscita dal regime forfettario

L’uscita dal regime forfettario può avvenire in modo volontario o automatico, a seconda delle circostanze:

Uscita per superamento della soglia

  • Tra 85.001 e 100.000 euro: se nell’anno i ricavi superano gli 85.000 euro ma restano entro i 100.000 euro, il forfettario si applica per tutto l’anno in corso. La fuoriuscita opera dall’anno successivo.
  • Oltre 100.000 euro: se i ricavi superano i 100.000 euro, il regime cessa immediatamente, dalla fattura che ha determinato il superamento. Da quel momento si applica il regime ordinario con obbligo di applicare l’IVA sulle operazioni successive.

Uscita volontaria

Puoi scegliere di uscire dal regime forfettario in qualsiasi momento optando per il regime ordinario. L’opzione va comunicata nella dichiarazione IVA (rigo VA14) e ha effetto dall’anno successivo. La mancata comunicazione è soggetta a sanzione (da 250 a 2.000 euro), ma non invalida la scelta.

Rientro nel forfettario

Chi esce dal regime forfettario per superamento dei limiti può rientrarvi dopo almeno un anno in cui soddisfa nuovamente tutti i requisiti. Chi esce volontariamente per il regime ordinario è vincolato alla scelta per almeno 3 anni.

Soglia dei 100.000 euro: attenzione alle fatture di fine anno

La regola dell’uscita immediata oltre i 100.000 euro richiede particolare attenzione nel monitorare gli incassi (non i fatturati). Se una fattura viene incassata a dicembre e porta il totale oltre i 100.000 euro, l’IVA va applicata retroattivamente su quella fattura e sulle successive. È consigliabile monitorare costantemente la soglia durante l’anno.

Soglie di fatturato 85.000 e 100.000 euro per la fuoriuscita dal regime forfettario
Il confronto

Forfettario vs Ordinario: le differenze

Regime Forfettario

  • Imposta sostitutiva 5% o 15%
  • Nessuna IVA in fattura
  • Nessuna ritenuta d’acconto
  • Nessun obbligo di registri contabili
  • Niente ISA (ex studi di settore)
  • Niente IRAP
  • Riduzione contributi INPS del 35%
  • Gestione fiscale semplificata

Regime Ordinario

  • IRPEF a scaglioni (23% – 43%) + addizionali
  • IVA applicata su ogni fattura
  • Ritenute d’acconto subite e operate
  • Obbligo di registri IVA, libro giornale, inventari
  • Soggetto a ISA
  • IRAP dovuta (se applicabile)
  • Contributi INPS pieni
  • Possibilità di dedurre tutti i costi effettivi

Come aderire al regime forfettario

Per chi apre una nuova attività

L’adesione avviene al momento dell’apertura della partita IVA, compilando il modello AA9/12 (per ditte individuali e professionisti) e barrando la casella relativa al regime forfettario. Se l’attività prevede l’iscrizione alla Camera di Commercio, la pratica si presenta con la Comunicazione Unica. Il nostro studio gestisce tutto il processo in modalità telematica.

Per chi ha già una partita IVA

Chi è in regime ordinario e vuole passare al forfettario (avendone i requisiti) non deve presentare alcuna comunicazione preventiva. L’adesione avviene per comportamento concludente: basta emettere le fatture secondo le regole del forfettario a partire dal 1° gennaio dell’anno di adesione. La scelta va poi confermata nella dichiarazione dei redditi.

Ti aiutiamo noi

Se vuoi aprire la partita IVA in regime forfettario o passare dal regime ordinario al forfettario, il nostro studio gestisce l’intera procedura: apertura telematica, iscrizione INPS, configurazione fatturazione elettronica e prima consulenza fiscale inclusa nel canone.

Domande frequenti

Tutto sul regime forfettario 2026

Il limite di fatturato nel 2026 è cambiato?

No, il limite resta confermato a 85.000 euro di ricavi o compensi annui, come negli anni precedenti. Resta anche la soglia anti-elusione di 100.000 euro che determina l’uscita immediata dal regime in corso d’anno.

Posso avere il regime forfettario se sono anche dipendente?

Sì, a condizione che il reddito da lavoro dipendente o pensione percepito nell’anno precedente non superi i 35.000 euro lordi. Questa soglia è stata innalzata dai precedenti 30.000 euro con la Legge di Bilancio 2025 e resta in vigore nel 2026. Se il rapporto di lavoro dipendente è cessato nell’anno precedente, il limite non si applica.

Come si calcola il limite di 85.000 euro?

Si applica il principio di cassa: rilevano i ricavi o compensi effettivamente incassati nell’anno solare, non quelli fatturati. Se hai emesso una fattura a dicembre ma il pagamento arriva a gennaio dell’anno successivo, quell’importo conta nel nuovo anno. Per chi apre l’attività in corso d’anno, il limite viene ragguagliato ai giorni di operatività.

Posso detrarre le spese della mia attività?

No, nel regime forfettario non si deducono i costi effettivi. Il reddito viene calcolato applicando il coefficiente di redditività al fatturato. L’unica voce deducibile sono i contributi previdenziali obbligatori effettivamente versati. Questo significa che se la tua attività ha costi reali superiori alla percentuale forfettaria, il regime ordinario potrebbe essere più conveniente.

Devo emettere fattura elettronica?

Sì, dal 1° gennaio 2024 la fatturazione elettronica è obbligatoria per tutti i forfettari, senza eccezioni. Le fatture vanno trasmesse attraverso il Sistema di Interscambio (SDI). Dal 2025 è inoltre possibile emettere fatture semplificate anche per importi superiori a 400 euro.

Ho una SRL: posso aderire al forfettario?

Le società (SRL, SNC, SAS) non possono aderire al regime forfettario, che è riservato alle sole persone fisiche. Inoltre, se sei socio di una SRL e detieni una partecipazione di controllo (diretta o indiretta) in una società che svolge attività riconducibile alla tua, non puoi accedere al forfettario nemmeno come persona fisica.

Cosa succede se supero gli 85.000 euro?

Dipende dall’entità del superamento. Se resti entro i 100.000 euro, il forfettario si applica per tutto l’anno in corso e la fuoriuscita opera dall’anno successivo. Se invece superi i 100.000 euro, l’uscita è immediata: dalla fattura che ha determinato il superamento devi applicare l’IVA e passare al regime ordinario.

Posso richiedere la riduzione dei contributi INPS?

Sì, ma solo se sei iscritto alla Gestione Artigiani e Commercianti INPS. In tal caso puoi richiedere una riduzione del 35% sui contributi, presentando domanda telematica entro il 28 febbraio di ogni anno. La riduzione non è disponibile per chi versa alla Gestione Separata INPS (professionisti senza cassa) né per gli iscritti a casse professionali autonome.

Devo applicare la marca da bollo sulle fatture?

Sì, per le fatture con importo superiore a 77,47 euro è obbligatoria la marca da bollo da 2 euro. Con la fatturazione elettronica, la marca da bollo si assolve in modalità virtuale: l’importo viene calcolato automaticamente e versato trimestralmente tramite il portale dell’Agenzia delle Entrate (entro il giorno 20 del secondo mese successivo al trimestre).

Posso avere dipendenti con il regime forfettario?

Sì, puoi avere dipendenti e collaboratori. L’unico vincolo è che il costo complessivo lordo annuo per lavoro dipendente, co.co.co. e lavoro accessorio non superi i 20.000 euro. Il costo include retribuzione lorda, contributi a carico del datore di lavoro e TFR maturato.

Posso addebitare la rivalsa INPS del 4% in fattura?

Sì, i professionisti iscritti alla Gestione Separata INPS possono addebitare al cliente una rivalsa del 4%. Attenzione: questo importo concorre al calcolo del fatturato ai fini del limite degli 85.000 euro e va incluso nella base imponibile su cui si calcola l’imposta sostitutiva.

Come passo dal regime ordinario al forfettario?

Se possiedi tutti i requisiti, il passaggio avviene per comportamento concludente: dal 1° gennaio dell’anno successivo inizi a emettere le fatture senza IVA e con la dicitura del forfettario. Non è richiesta una comunicazione preventiva, ma va confermata la scelta nella dichiarazione dei redditi. È consigliabile effettuare le rettifiche IVA necessarie nel passaggio (rettifica della detrazione IVA su beni ammortizzabili e rimanenze).

Cosa succede in caso di verifica fiscale?

Anche i forfettari possono essere soggetti a verifiche da parte dell’Agenzia delle Entrate o della Guardia di Finanza. I controlli riguardano tipicamente la corretta applicazione del coefficiente di redditività, il rispetto dei limiti di fatturato, la presenza delle cause di esclusione e la corretta fatturazione. Il nostro studio ti assiste integralmente in caso di accertamento o verifica fiscale.

Quanto costa la gestione contabile con voi?

Il nostro canone per la gestione di una partita IVA in regime forfettario parte da 28 euro al mese + IVA, tutto incluso: dichiarazione dei redditi, fatturazione elettronica, gestione F24, contributi INPS, consulenza dedicata e area clienti riservata. Scopri i dettagli dei nostri prezzi →

Vuoi aprire o gestire la partita IVA in regime forfettario?

Il nostro team ti guida dalla scelta del regime più conveniente all’apertura della partita IVA, fino alla gestione contabile completa. Preventivo gratuito in 24 ore.